Per la maggior parte della storia umana, cosa accadesse nel cervello durante il sesso rimase un mistero. Sapevamo che provavamo piacere, che raggiungevamo l'orgasmo, che ci sentivamo connessi al partner, ma i meccanismi neurologici sottostanti erano inaccessibili. L'avvento delle tecnologie di neuroimaging ha cambiato tutto, aprendo finestre sul cervello in azione che rivelano realtà sorprendenti.
Gli studi pionieristici di Barry Komisaruk e colleghi alla Rutgers University, utilizzando la risonanza magnetica funzionale (fMRI), hanno mappato per la prima volta l'attività cerebrale durante l'orgasmo. Contrariamente all'intuizione che il piacere sessuale coinvolgesse principalmente i "centri del piacere" primitivi, i ricercatori scoprirono un'attivazione diffusa che interessava oltre 30 aree cerebrali diverse, incluse regioni associate alla cognizione, all'emozione, alla memoria e alla consapevolezza corporea.
Particolarmente interessante è ciò che accade durante l'orgasmo. Alcune aree cerebrali, invece di attivarsi, si disattivano. La corteccia prefrontale laterale, associata al controllo e alla valutazione critica, mostra una riduzione di attività. Questo potrebbe spiegare la sensazione di "lasciarsi andare" tipica dell'esperienza orgasmica: temporaneamente, il cervello abbandona la sua funzione di supervisore critico, permettendo un'esperienza più immediata e meno mediata dalla razionalità.
L'ossitocina, spesso chiamata "ormone dell'amore", gioca un ruolo centrale. Rilasciata in grandi quantità durante l'orgasmo, è associata al legame affettivo, alla fiducia, alla riduzione dell'ansia. Questo spiega perché il sesso possa rafforzare il legame di coppia: non è solo esperienza condivisa, ma modifica biochimica che predispone alla connessione. Interessante è che l'ossitocina viene rilasciata anche durante abbracci e carezze non sessuali, suggerendo un continuum di intimità fisica.
La dopamina, il neurotrasmettitore del desiderio e della ricompensa, ha un ruolo più ambiguo. È coinvolta nell'anticipazione del piacere più che nel piacere stesso: il cervello "desidera" attraverso la dopamina, mentre "gradisce" attraverso altri sistemi. Questa distinzione ha implicazioni importanti: spiega perché possiamo desiderare intensamente qualcosa che poi non ci soddisfa, o perché la novità sia spesso più eccitante della familiarità.
Per chi pratica la non-monogamia, questi dati offrono spunti interessanti. La ricerca di nuovi partner potrebbe essere parzialmente spiegata dal sistema dopaminergico, che risponde intensamente alla novità. Al tempo stesso, l'ossitocina suggerisce che i legami affettivi multipli sono neurologicamente possibili: non c'è un limite biologico al numero di persone con cui possiamo sentirci connessi, anche se la pratica può essere emotivamente complessa.
Le differenze di genere, tanto discusse nella cultura popolare, risultano meno nette di quanto si pensasse. Se esistono variazioni medie tra cervelli maschili e femminili durante il sesso, la sovrapposizione è enorme: la variabilità individuale supera di gran lunga quella tra gruppi. L'idea di "cervelli da Marte e da Venere" non trova supporto nei dati neuroscientifici, almeno per quanto riguarda la risposta sessuale.
La neuroscienza del sesso è ancora giovane, e molte domande rimangono aperte. Ma ciò che emerge è un'immagine del piacere sessuale come esperienza profondamente complessa, che coinvolge l'intero cervello e non può essere ridotta a semplici meccanismi. In questo, la scienza conferma ciò che poeti e amanti hanno sempre saputo: il sesso è molto più di biologia.