L'effetto Coolidge: la scienza della novità nel desiderio

Un fenomeno osservato nei mammiferi spiega perché il desiderio si riaccende con nuovi partner, con implicazioni per le relazioni umane.

La storia, probabilmente apocrifa, vuole che il presidente americano Calvin Coolidge e sua moglie stessero visitando una fattoria. Quando la First Lady osservò un gallo accoppiarsi ripetutamente, chiese al contadino con quanta frequenza avvenisse. "Dozzine di volte al giorno", fu la risposta. "Lo dica al Presidente", commentò lei. Quando Coolidge fu informato, chiese: "Sempre con la stessa gallina?". "No, galline diverse ogni volta". "Lo dica alla First Lady", replicò. Vero o inventato, l'aneddoto diede il nome a un fenomeno biologico ben documentato.

L'effetto Coolidge descrive la rinnovata motivazione sessuale osservata nei maschi di molte specie quando vengono introdotte nuove femmine. Un topo maschio, dopo aver raggiunto la sazietà sessuale con una femmina, recupera rapidamente interesse se esposto a una femmina diversa. Il fenomeno è stato documentato in roditori, bovini, ovini, primati e numerose altre specie. Non è universale - alcune specie monogame non lo mostrano - ma è sufficientemente diffuso da suggerire radici evolutive profonde.

La spiegazione evoluzionistica è intuitiva. Per i maschi della maggior parte delle specie, il costo di un accoppiamento aggiuntivo è minimo: qualche minuto di tempo, un po' di energia. Il potenziale beneficio - prole aggiuntiva - è significativo. Ha senso, evolutivamente, che i maschi abbiano sviluppato meccanismi che li spingono verso partner multipli. Le femmine, che investono molto di più nella riproduzione, non mostrano lo stesso effetto con la stessa intensità, sebbene la ricerca più recente suggerisca che anche loro rispondano alla novità.

Ma gli esseri umani non sono topi. Possiamo riconoscere impulsi biologici senza essere schiavi di essi. La domanda interessante non è se l'effetto Coolidge esista negli umani - probabilmente sì, almeno come tendenza - ma come si manifesta nel contesto delle nostre relazioni complesse e delle nostre norme sociali.

La ricerca sugli umani è inevitabilmente meno controllata. Non si possono fare esperimenti etici equivalenti a quelli sui roditori. Ma studi indiretti suggeriscono pattern riconoscibili: la frequenza sessuale diminuisce con la durata della relazione, mentre il desiderio per nuovi partner rimane più stabile. Questo non significa che la monogamia sia innaturale - altri impulsi ci legano ai partner esistenti - ma che la novità ha un potere biologico sul desiderio.

Per chi pratica la non-monogamia, l'effetto Coolidge fornisce una cornice scientifica per esperienze vissute. L'eccitazione per un nuovo partner non è deficit della relazione primaria, ma risposta biologica prevedibile. Normalizzare questo impulso - riconoscerlo senza necessariamente agirlo, o scegliendo consapevolmente di farlo - può ridurre colpa e conflitto.

Critici notano i rischi di interpretazioni semplicistiche. La biologia non è destino: ciò che è "naturale" non è automaticamente desiderabile o etico. L'effetto Coolidge descrive una tendenza, non un imperativo. Le relazioni umane sono costruzioni culturali oltre che biologiche, e possiamo scegliere come bilanciarle. Ma la consapevolezza del substrato biologico può aiutare a prendere decisioni più informate - qualunque decisione si prenda.

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