Quando Stanley Kubrick morì nel marzo 1999, pochi giorni dopo aver consegnato il montaggio finale di "Eyes Wide Shut", lasciò al mondo un film destinato a essere frainteso, dibattuto e analizzato per decenni. E lasciò alla comunità libertina una rappresentazione che ancora oggi suscita reazioni contrastanti.
Il film, liberamente ispirato al racconto "Doppio sogno" di Arthur Schnitzler, segue il dottor Bill Harford (Tom Cruise) attraverso una notte di tentazioni e ossessioni dopo che la moglie Alice (Nicole Kidman) gli ha confessato una fantasia erotica su un altro uomo. Il culmine della sua odissea è l'infiltrazione in una festa segreta in una villa fuori New York, dove figure mascherate partecipano a elaborati rituali sessuali.
La scena dell'orgia - girata nella residenza di Mentmore Towers in Inghilterra con centinaia di comparse - è diventata iconica. Kubrick vi dedica quasi venti minuti di film, costruendo un'atmosfera di solennità quasi religiosa: musica sacra rielaborata, maschere veneziane, coreografie rituali. Il sesso è esplicito ma stranamente freddo, più liturgia che piacere.
È proprio questo il punto che divide chi conosce realmente il mondo libertino. Per alcuni, Kubrick ha colto una verità profonda: il modo in cui il potere e il denaro possono trasformare la sessualità in strumento di dominio, l'esclusività come forma di controllo sociale. Per altri, la rappresentazione è fondamentalmente falsa: un'orgia da film dell'orrore, sinistra e minacciosa, che nulla ha a che vedere con l'atmosfera giocosa e consensuale delle feste reali.
Kubrick, da perfezionista qual era, condusse ricerche approfondite. Si dice che abbia visitato club privati europei, intervistato frequentatori del lifestyle, studiato la sottocultura con la sua consueta ossessività. Ma scelse deliberatamente di distorcere la realtà per fini narrativi: il suo film non è un documentario, ma una meditazione sul desiderio, la gelosia, la morte.
L'impatto culturale è stato enorme. "Eyes Wide Shut" ha portato l'idea delle feste private esclusive nell'immaginario collettivo, seppur in forma mitizzata e inquietante. Ha alimentato teorie del complotto su presunti circoli segreti di potenti - interpretazioni che Kubrick, con la sua nota ironia, avrebbe probabilmente trovato divertenti.
Per chi frequenta il lifestyle, il film rimane un riferimento ambivalente: citato spesso con un misto di orgoglio e imbarazzo, riconosciuto come opera d'arte ma criticato per le sue inaccuratezze. Forse è il destino inevitabile di qualsiasi rappresentazione artistica di un mondo che, per sua natura, rifugge gli stereotipi e le semplificazioni.