Poche domande sulla sessualità umana sono tanto dibattute quanto questa: la monogamia è naturale? Le risposte variano radicalmente a seconda di chi le dà e di come interpreta le evidenze. Esaminare il dibattito scientifico rivela che la questione è molto più complessa di quanto i sostenitori di entrambe le posizioni vorrebbero ammettere.
I biologi evolutivi hanno tradizionalmente sostenuto che la monogamia non sia lo stato "naturale" dei primati, inclusi gli umani. Confrontando i nostri corpi con quelli di specie monogame e poligame, emergono indizi ambigui: il dimorfismo sessuale umano (la differenza di taglia tra maschi e femmine) è intermedio tra specie monogame e poligame, suggerendo una storia evolutiva mista.
L'antropologia offre un panorama variegato. Delle circa 1.200 società umane studiate etnograficamente, solo una minoranza pratica la monogamia stretta come norma sociale. La maggioranza permette o incoraggia forme di poliginia (un uomo, più donne), mentre la poliandria (una donna, più uomini) è rara ma documentata. Questo suggerisce una notevole flessibilità comportamentale piuttosto che un imperativo biologico.
Tuttavia, i dati genetici raccontano una storia diversa. Analisi del DNA mostrano che, nelle società che permettono la poliginia, la maggioranza degli uomini ha comunque un'unica partner riproduttiva. La differenza tra norme sociali e comportamento effettivo è significativa: anche dove la poligamia è permessa, la monogamia di fatto è comune. Questo potrebbe riflettere vincoli economici, preferenze femminili, o forse predisposizioni psicologiche.
La psicologia evolutiva ha proposto il concetto di "monogamia con infedeltà opportunistica" come modello umano prevalente. Secondo questa visione, gli umani formerebbero legami di coppia stabili per allevare la prole, ma manterrebbero la propensione a cogliere opportunità extraconiugali quando i costi sono bassi. È una teoria che si adatta ai dati sull'infedeltà: presente in tutte le culture, ma generalmente minoritaria e disapprovata.
Critici di questo approccio notano che le teorie evolutive sulla sessualità sono spesso costruite a posteriori per giustificare comportamenti osservati, senza vera capacità predittiva. Inoltre, tendono a ignorare la straordinaria variabilità culturale e individuale: ciò che è "naturale" per la specie umana include la capacità di organizzare la sessualità in modi radicalmente diversi.
La ricerca recente sulle relazioni consensualmente non monogame suggerisce che alcune persone prosperano nella monogamia, altre nella non-monogamia, e che queste differenze hanno probabilmente basi sia genetiche sia ambientali. L'idea di un unico modello relazionale "naturale" per tutti gli umani appare sempre più obsoleta.
Forse la risposta più onesta alla domanda iniziale è: dipende. La monogamia non è né imperativo biologico né pura costruzione culturale, ma una delle molte possibilità nel repertorio comportamentale umano. Le nostre predisposizioni biologiche sono sufficientemente flessibili da permettere scelte diverse, influenzate da cultura, circostanze e preferenze individuali. Questa flessibilità, più che qualsiasi specifico pattern relazionale, potrebbe essere la vera "natura" umana.