Donatien Alphonse François de Sade trascorse 32 dei suoi 74 anni in prigione o in manicomio. Le sue opere furono proibite in Francia fino al 1957, bruciate, nascoste, considerate per due secoli l'epitome della depravazione. Eppure Simone de Beauvoir scrisse che era "necessario leggerlo", e filosofi come Foucault, Deleuze, Barthes lo studiarono con serietà accademica. Cosa rende questo aristocratico libertino tanto controverso e, per alcuni, tanto importante?
Nato nel 1740 in una famiglia di antica nobiltà provenzale, Sade visse una giovinezza tipica della sua classe: educazione dai gesuiti, carriera militare, matrimonio combinato. I primi scandali arrivarono presto - prostitute maltrattate, una cognata sedotta, una festa finita male con le dosi eccessive di un afrodisiaco - ma furono relativamente comuni per l'aristocrazia dell'epoca. Ciò che lo distinse non furono tanto le azioni quanto il rifiuto di pentirsi e, soprattutto, gli scritti prodotti durante le lunghe detenzioni.
Le sue opere maggiori - "Justine", "Juliette", "Le 120 giornate di Sodoma" - combinano narrativa erotica estrema con dissertazioni filosofiche sulla natura umana. I personaggi libertini che dominano i suoi romanzi non sono semplici stupratori: sono filosofi che articolano una visione del mondo coerente, per quanto disturbante. Per Sade, la natura è amorale e crudele, la compassione un'illusione, il piacere l'unica verità. Il forte ha il diritto di usare il debole come strumento.
Questa filosofia, che anticipa certi aspetti del pensiero di Nietzsche, può essere letta in modi diversi. Per alcuni è un'apologia dell'abuso che merita solo condanna. Per altri è un esperimento mentale portato alle estreme conseguenze, una critica radicale della morale illuminista attraverso la sua reductio ad absurdum. Sade, aristocratico imprigionato prima dalla monarchia poi dalla Repubblica poi da Napoleone, scriveva forse per sfidare ogni autorità, mostrando dove conduceva la logica del piacere senza freni.
L'influenza sulla cultura successiva è innegabile. Il termine "sadismo" fu coniato a partire dal suo nome, ma l'eredità è più ampia. Il surrealismo lo adottò come precursore. Il pensiero femminista lo ha usato sia come esempio di misoginia estrema sia come specchio che rivela verità nascoste sulla sessualità maschile. Gli studi sulla sessualità non convenzionale non possono ignorarlo, anche solo per definirsi in opposizione.
Per la comunità BDSM contemporanea, il rapporto con Sade è complicato. Il nome stesso della pratica lo include (sadismo, masochismo), ma i valori del lifestyle moderno - consenso, rispetto reciproco, cura del partner - sono l'antitesi di ciò che Sade predicava. I praticanti odierni tendono a prendere le distanze: il BDSM consensuale ha poco a che fare con le fantasie di stupro e tortura sadiane.
Resta la domanda: perché continuare a leggere Sade? Forse perché, nella sua brutalità, dice verità che preferiremmo non sentire. Che il desiderio umano può essere distruttivo, che il potere tende all'abuso, che la ragione può giustificare qualsiasi orrore. Leggerlo non significa approvarlo, ma confrontarsi con un lato della natura umana che la civiltà cerca di controllare senza mai eliminare completamente.