Per decenni, quando la televisione mostrava relazioni non monogame, lo faceva quasi sempre in chiave negativa: tradimenti scoperti, matrimoni distrutti, lezioni morali sul valore della fedeltà. Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Serie TV di produzione mainstream hanno iniziato a raccontare poliamore, scambismo e relazioni aperte come scelte legittime, non come patologie da curare o scandali da consumare.
"You Me Her" (2016-2020) fu tra le prime a centrare l'intera narrativa su una relazione poliamorosa. La serie Audience e poi Netflix seguiva una coppia sposata della periferia di Portland che si innamora della stessa donna, costruendo un "throuple" affrontando le sfide pratiche ed emotive della convivenza a tre. Il tono era da commedia romantica, non da dramma a tinte fosche, normalizzando implicitamente ciò che rappresentava.
"The Affair" (2014-2019) esplorò territorio più complesso, seguendo le conseguenze di un'infedeltà attraverso prospettive multiple. Non era propriamente una serie sul lifestyle - l'infedeltà non è scambismo consensuale - ma contribuì a un dibattito pubblico sulla complessità delle relazioni e sui limiti della monogamia tradizionale.
Più recentemente, serie come "Wanderlust" (2018) con Tilda Swinton hanno portato star di primo piano in ruoli che esplorano apertamente relazioni aperte. La miniserie BBC seguiva una coppia di lunga data che decide di sperimentare sesso al di fuori del matrimonio, con risultati che non erano né catastrofici né idilliaci - semplicemente umani, complessi, ambigui.
Anche serie non dedicate al tema hanno incluso storyline significative. "Billions" ha mostrato personaggi in relazioni BDSM presentate senza giudizio. "Easy" ha dedicato episodi a coppie che esplorano party e club. "The Good Place" ha scherzato sul poliamore con leggerezza che presupponeva familiarità del pubblico con il concetto. L'accumulo di queste rappresentazioni, anche quando marginali, contribuisce alla normalizzazione.
La qualità delle rappresentazioni varia enormemente. Alcune serie consultano esperti o membri della comunità, producendo ritratti accurati. Altre perpetuano stereotipi: il marito che convince la moglie riluttante, la donna bisessuale come "unicorno" senza agency, la relazione aperta come preludio inevitabile al disastro. La comunità lifestyle, quando si esprime, critica spesso queste semplificazioni.
L'impatto culturale è difficile da misurare ma probabilmente significativo. La televisione raggiunge pubblici vastissimi, incluse persone che mai cercherebbero attivamente informazioni sul lifestyle. Vedere relazioni alternative rappresentate - imperfettamente, ma senza demonizzazione - può aprire possibilità mentali prima impensabili. Molti raccontano di aver iniziato a interrogarsi sulla monogamia dopo aver visto una serie TV che presentava alternative.
Il futuro promette ulteriore evoluzione. Con la proliferazione di piattaforme streaming in cerca di contenuti distintivi, le narrative non convenzionali trovano spazio crescente. La generazione che produce questi contenuti è cresciuta con internet e atteggiamenti più aperti. La rappresentazione televisiva del lifestyle, come quella di altre minoranze, sta seguendo un percorso di graduale normalizzazione che, pur con passi falsi e ritardi, sembra ormai irreversibile.