Chi varca per la prima volta la soglia di un club per coppie si trova spesso spiazzato da una domanda apparentemente banale: cosa mi metto? Le regole di abbigliamento variano enormemente da locale a locale, da paese a paese, da epoca a epoca. E questa varietà racconta una storia interessante sull'evoluzione del lifestyle e delle sue sottoculture.
I primi club per coppie degli anni '70 e '80, spesso ricavati da ex discoteche o ristoranti, adottavano dress code simili a quelli dei locali di origine. Per gli uomini, giacca e cravatta erano la norma; per le donne, abiti da sera. L'idea era creare un'atmosfera di eleganza che distinguesse questi spazi dalle squallide "case di appuntamenti". Il formalismo era anche filtro sociale: chi non poteva o voleva vestirsi elegantemente si autoescludeva.
Negli anni '90, con la diffusione della cultura rave e l'emergere della scena fetish, alcuni club iniziarono a sperimentare dress code alternativi. L'influenza dei club berlinesi come il KitKatClub fu determinante: latex, pelle, harness, nudità divennero non solo accettati ma richiesti. Il messaggio cambiò radicalmente: non più mimetizzarsi con l'eleganza borghese, ma affermare apertamente la propria appartenenza a una sottocultura trasgressiva.
Oggi coesistono filosofie diverse. Alcuni club mantengono dress code formali, vedendo nell'eleganza un valore aggiunto che eleva l'esperienza. Altri abbracciano l'estetica fetish, creando spazi dove esplorare aspetti della sessualità che richiedono contesti specifici. Altri ancora adottano approcci più rilassati, richiedendo solo un generico "dress to impress" che lascia libertà interpretativa.
Il dress code ha funzioni pratiche oltre che simboliche. Crea un filtro all'ingresso: chi non è disposto a investire nell'abbigliamento appropriato probabilmente non è abbastanza motivato. Uniforma l'atmosfera: in un club fetish, chi entra in jeans stona e rovina l'esperienza altrui. E definisce aspettative: un certo abbigliamento segnala la propensione a certi tipi di interazione.
Per le donne, la scelta è generalmente più ampia e meno regolamentata. Un abito sexy, lingerie, un corsetto, tacchi alti: la varietà accettata è vasta. Per gli uomini, paradossalmente, le opzioni sono spesso più limitate. In molti club italiani, il classico completo "uomo in camicia nera e pantalone scuro" è diventato quasi un'uniforme, criticata dai più creativi come mancanza di fantasia ma difesa dai tradizionalisti come garanzia di decoro.
L'emergere di serate a tema ha complicato ulteriormente il panorama. White party, lingerie night, decades party, latex ball: ogni evento richiede abbigliamento specifico, creando un mercato di nicchia di costumi e accessori. Per alcuni, la preparazione dell'outfit è parte del piacere, un rituale di transizione dalla quotidianità alla notte speciale.
La tendenza attuale sembra essere verso una maggiore flessibilità. I club più giovani tendono ad abbandonare regole rigide in favore di linee guida più interpretabili. L'inclusività - permettere a persone con corpi, età, disponibilità economiche diverse di partecipare - viene sempre più vista come valore. Ma la tensione tra accessibilità e esclusività, tra libertà e atmosfera curata, rimane un tema di dibattito nella comunità.